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Amo le moto, Luca e i paesaggi invernali. Amo leggere e ascoltare. Amo la vita in tutti i suoi aspetti. Non sopporto l'ipocrisia e l'incoerenza.
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25/01/2005
 Benvenuti nell'Era della Comunicazione Globale. I nostri defunti si ribaltano nella tomba per la sfiga che li ha colpiti: quella di non poter partecipare a questa Grande Era.

La Grande Comunicazione Globale, poi c'è un terremoto da 162.000 morti e dalle Hawaii dicono: "Mah, noi lo avevamo previsto con qualche ora di anticipo, solo che non sapevamo a chi telefonare".
Cazzo!
Io abito in Brianza e mi offro subito volontario. Se dovesse essere percepito un terremoto dalle mie parti, che telefonino pure a me, giorno e notte feriali e festivi, che poi cercherò io di avvisare qualcuno...
In compenso, si sono salvati gli animali. Non avevano telefono e fax, ma alle bestiole è bastato l'istinto. A quanto pare,
una ricognizione area sul Parco nazionale di Yala, Sri Lanka, non ha evidenziato carcasse di animali morti. Probabilmente dalle Hawaii hanno telefonato a loro. Nell'Era della Grande Comunicazione Globale, ci sarà pure un bufalo d'acqua con un telefono cellulare, no?
E si sono salvati
gli indigeni Andamane e Nicobare, quelli che vanno a caccia con arco e frecce, quelli dati per estinti, perchè poveracci fanno poca comunicazione globale... Ma hanno visto la marea che si ritirava e se ne sono andati verso l'alto, con gli animali.

Altri esempi di informazione magari poco globale, ma certamente più intelligente? Si potrebbe citare
Tilly, una bambina inglese di dieci anni. Sapeva una cosa che non aveva letto sulla brochure del viaggio turistico, perché sulle brochure non ce l'ha mai scritto nessuno, ma che aveva imparato a scuola, casualmente. Sapeva, insomma, cosa sono gli tsunami e come si manifestano. E così, su una spiagga vicino a Phuket, ha salvato un centinaio di persone avvisandole per tempo. Sempre a Phuket, il direttore dell'Holiday Inn ha salvato tutti i suoi clienti facendo la stessa cosa. C'è l'aveva scritto sul manuale "Come diventare un direttore vincente nell'era della new economy?". No, ha capito che arrivava lo tsunami grazie ai proverbi che gli recitava sua nonna, poco globale, ma grande comunicatrice.

Nell'Era della Comunicazione Globale sessanta canali televisivi mi parlano dello tsunami e mi dicono le cose più assurde. L'isola di Sumatra si è spostata di trenta metri, poi trenta centimetri, poi cinque, otto, ventinove, è più alta, più bassa, più larga, più stretta, si è girata su stessa e alla fine se n'è andata completamente, l'han vista ad Alassio, vicino alla Gallinara.
L'asse terrestre si è inclinato un po'. Un po' quanto? Bé, c'è chi dice qualche chilometro, chi dice qualche centimetro... Cazzo, ma cosa accadrà? Faremo la fine dei dinosauri? Sì, no, bo? Nell'Era della Comunicazione Globale ti mettono in mano notizie del genere e fatti tuoi. Vedi tu se tenere da parte i soldi per costruirti un'Arca di Noé volante e raggiungere mondi migliori o aspettare la morte per glaciazione (io, per rasserenarvi, vi linko a parte
questa dichiarazione delle Edizioni Scientifiche Coelum).

Qualcuno ha comunicato di stare tranquilli, ma era troppo poco catastrofico, si vede, troppo poco globale, perché lo hanno cassato e hanno mandato un po' di pubblicità. E noi, nell'Era della Comunicazione Globale, abbiamo milioni di informazioni che ci entrano in casa dalla televisione, dalla radio, dai giornali... e non sappiamo più se sono vere, false, esagerate, minimizzate, se sono utili o se sono inutili... Sappiamo tutto e non sappiamo più niente.

La Grande Comunicazione Globale e non sappiamo parlare. Se io potrei lo farei. Ma però. Ma bensì. A me mi. Argh, a me mi lo trovo raggelante. In televisione lo dicono tutti, e non solo lì. Ma a me mi hanno spiegato che adesso si può dire "a me mi". E' tollerato. Quando facevo le elementari, il mio maestro preferiva stare a sentire le mie unghie che graffiavano la lavagna, piuttosto che "a me mi". Adesso leggo su una grammatica moderna quanto segue: "La ripetizione del pronome è ammessa nella lingua parlata, dove risponde a esigenze di messa in rilievo". Cazzo, risponderà all'esigenza della forzata educazione. Non potendo dare dell'ignorante a politici, presentatori, conduttori, capi di aziende e altri come loro, la ripetizione del pronome l'abbiamo trasformata in un'esigenza.

Ah, la televisione... Che invenzione meravigliosa, che grande fonte di informazioni utili. C'è un programma per farsi la diagnosi dei dolori. Ti spiega come verificare i tuoi malanni, come dar loro un nome. Io sono ipocondriaco e quando per caso ci capito dentro nel tempo che passa tra lo schiacciare un tasto e l'altro mi vengono i sintomi di almeno sei malattie, due delle quali mortali.

Nell'Era della Comunicazione Globale possiamo parlare con il mondo intero. Mandiamo sms, mail, chattiamo tutta la notte con una cicciona del Maine che fa la collezione di colesterolo e ci ha mandato la foto di una figa presa sul web, parliamo, comunichiamo, comunichiamo, comunichiamo... poi per una precedenza non data ci si spara in faccia!

Se telefoni a un call center ne sanno quanto te. A volte, meno di te. Ammesso che risponda qualcuno. Ammesso che non ti sbattano il telefono in faccia. Siamo nell'Era della Comunicazione Globale e non riusciamo più a comunicare con nessuno. Una volta andavi da chi ti aveva venduto un prodotto e gli dicevi: "Oh, ciccio, sta roba non mi funziona...". Adesso devi telefonare a un numero. Verde, quando va bene. Quando non va bene paghi. Hai un problema dovuto a un loro prodotto e paghi per dirglielo. Poi paghi per stare in attesa e infine ti fanno girare così tante persone che alla fine se non hanno già messo giù loro metti giù tu. Ti hanno venduto un prodotto o un servizio che non funziona o che ha dei problemi e paghi per restare nella merda! Si è capovolto il mondo, altro che spostamento di qualche centimentro...

Nell'Era della Comunicazione Globale le comunicazioni ci arrivano anche quando non le vogliamo. Ci sommergono. Ogni giorno scarico dieci tonnellate di spam nella mia mailbox. Quotidianamente, almeno cento mail con soggetto "ENLARGE YOUR PENIS". Vogliono vendermi un metodo per ingrandire il cazzo. Le credenziali in effetti sono ottime: mi hanno già fatto venire due palle così.

Adesso mandano le mail non richieste con questa premessa: Ai sensi della Legge 675/96 sulla Privacy, La informiamo che il suo indirizzo E-Mail è stato rintracciato sui motori di ricerca.
E quindi? Mi avete mandato una mail per restituirmelo?

Nell'Era della Comunicazione Globale ci sono quasi un miliardo di analfabeti nel mondo e il 13% dei bambini che non hanno mai visto una scuola in vita loro (lo dice l'Unicef, eh, mica la società dei perdiballe). Siamo tutti depressi. Le coppie si lasciano perché non c'è dialogo. I figli e i genitori non comunicano più e se comunicano non si capiscono. Papà, mi servono 300 sacchi ché devo comprarmi un hard disk, ho troppi pochi giga. Eh, ma che cazzo dici? Ma non puoi ubriacarti in discoteca come tutti gli altri?

Abbiamo smesso di parlarci e abbiamo iniziato a telefonarci. Abbiamo smesso di telefonarci e abbiamo iniziato a mandarci gli sms. Quelli normali, quelli colorati, quelli con il disegnino, quelli con le foto e quelli con il filmato. Ciao, ti mando un filmato di me stesso mentre ti dico ciao! Ma brutto coglione, fai due passi e vieni a dirmelo a casa, che ti offro un caffé.
Siamo impazziti. Abbonati oggi e avrai 5000 sms in omaggio! 5000? Ma che cazzo devo dire con 5000 sms? Ma a chi li mando?

Gratis, ovviamente. A noi qualcuno regala sempre qualcosa. Gratis, gratis, gratis. Questa è la comunicazione: fallo subito, è gratis! Abbonati, è gratis. Clicca qui, è gratis. E' tutto gratis! Ma voi, tranne a cari amici e parenti, avete mai regalato qualcosa a qualcuno? Non parlo di beneficenza. Parlo di prendere una cosa, magari che fate voi, il frutto del vostro lavoro, e regalarla a un perfetto sconosciuto che passa di lì. Così, per il gusto di regalarla. Magari, non so, c'è un idraulico fra di voi. A te idraulico che stai leggendo, ti è mai successo di alzare il telefono, fare un numero a caso e dire: "Buongiorno, sono un idraulico, vorrei venire a casa sua a rinnovare i tubi del cesso, gratis"?

E nell'Era della Comunicazione Globale comunichi anche quando stai zitto. Con il silenzio assenso. Una mattina ti svegli, per esempio, e scopri di avere un servizio di segreteria telefonica. E l'hai chiesto tu. Stando zitto! Se parlavi, magari non te lo mettevano. Ma siccome sei stato zitto... cazzo vuoi?
Ti riempiono di questi servizi. Sei circondato. Anzi: è tutto intorno a te. E per farteli levare devi telefonare al call center. E magari nemmeno te li levano. Che gli frega a loro, tanto tu che puoi fare? Comunicare? A chi? Per vedere le facce di qualcuno di questi devi aspettare che li chiamino in trasmissione quelli di Mi Manda RaiTre. O il Gabibbo.
La Grande Comunicazione Globale e l'unica speranza che hai di comunicare con questi qui è che il Gabibbo si prenda compassione di te.

Nell'Era della Comunicazione Globale abbiamo perso il senso delle parole. Uccidiamo una parola al giorno. Se sei contro la guerra non sei più un pacifista. Sei un terrorista.
Oppure ce ne impossesiamo. Se il capo del tuo governo decide di essere democratico, tu non sei più sfavorevole alle sue idee (se lo sei), ma sei antidemocratico. Se non sei d'accordo con la destra che governa in un dato momento (bada bene, a quella lì, non a tutte le destre), allora sei un comunista.
Ma io non sono comunista! A me non piace il comunismo. Non mi piace nemmeno la sinistra, a dire il vero. Sono un lavoratore precario, non mi danno il mutuo per la casa, e il co-co-co se l'è inventato la sinistra! Allora sei un anarchico. Macché anarchico, cazzo! Ah, bene, sei irascibile, eh? Allora sei un anarco-insurrezionalista.


E allora la comunicazione globale cos'è? Chi comunica cosa? Non lo so più, non mi interessa più. Io da ora in poi mi occuperò solo della comunicazione specifica, parziale, particolare, nella mia vita. Le uniche certezze che avrò saranno quelle che potrò dimostrare. Non mi interessano i pareri di nessuno, se li sento in televisione. Se mi fa male il culo, non mi faccio dire da un programma televisivo come devo posizionarmi allo specchio, verificare se ho o meno le emorroidi e come curarle. Vado dal caro e vecchio medico e gli dico: "Buongiorno dottore, mi fa male il culo". Saprà lui cosa fare.

Il problema è che, in questa epoca di grande comunicazione globale, quando ti fa male il culo non è per le emorroidi...


Copyright 1999/2005 Matteo Avallone.

altre interessanti, ciniche, divertenti letture di Matteo Avalone le trovate qui

postato da: vibyit alle ore 16:07 | Link | commenti (15)
categoria:un consiglio da leggere
17/01/2005
 mezz'ora di tempo per leggere qui e ne uscirete con un sacco di nozioni interessanti a bagaglio in merito a Meoni, il telepass per le moto, le proposte di viaggio interessanti. Buona strada e buon divertimento. Un beso e ... ciao Anto!!
postato da: vibyit alle ore 15:02 | Link | commenti (10)
categoria:un consiglio da leggere
11/01/2005

Notizie ansa dalla Parigi Dakar : 

12:38 Tragedia alla Dakar: morto Fabrizio Meoni

Il motociclista italiano stroncato da un attacco cardiaco in seguito a una caduta

MILANO, 11 gen - Una caduta nel deserto della Mauritania, poi l'arresto cardiaco e 45 lunghissimi minuti di corsa contro il tempo per salvargli la vita. Tutto inutile. Il centauro Fabrizio Meoni è morto durante l'11esima tappa della "Dakar", il massacrante rally motoristico che si disputa proprio in questi giorni nel deserto dell'Africa nord-occidentale. Proprio quella Dakar a cui aveva già partecipato 22 volte e che gli aveva regalato due grandissime soddisfazioni: le vittorie nel 2001 e 2002. Due fiori all'occhiello in una carriera costellata di grandi successi. Quella di quest'anno doveva essere la sua ultima partecipazione, in sella a una Ktm. Fin qui era stato, come al solito protagonista: era secondo in classifica in piena lotta per la vittoria finale. Meoni, toscano di Castiglion Fiorentino (Ar), 47 anni, "è caduto dopo il secondo punto di passaggio speciale alle 10 e 15 del mattino. Noi abbiamo inviato un elicottero che è giunto sul posto alle 10 e 36. Meoni è stato trovato già in situazione di arresto cardiaco. Purtroppo 45 minuti di massaggio cardiaco non sono stati sufficienti a salvarlo", così ha comunicato l'organizzazione della gara. Meoni lascia la moglie Elena e il figlio Gioele.

 Meoni

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Doveva essere l'ultima gara del centauro dilettante Rally, Parigi-Dakar: morto motociclista spagnolo
José Manuel Perez è deceduto all'ospedale di Alicante per una caduta durante la settima tappa da Zourat a Tichit, del 6 gennaio.


Madrid, 10 gen. (Adnkronos) -
Il motociclista spagnolo José Manuel Perez è morto all'ospedale di Alicante dopo una caduta, il 6 gennaio, durante la settima tappa da Zourat a Tichit della Parigi-Dakar.
Perez, 40 anni, dopo un primo intervento a Dakar è stato trasportato nella notte in Spagna ed è deceduto poco dopo il ricovero. La famiglia di Perez ha reso noto che, nell'intervento eseguito subito dopo la caduta, il pilota aveva subito l'amputazione di un braccio e l'asportazione di un rene. Le condizioni dello spagnolo sono peggiorate improvvisamente all'arrivo ad Alicante. Secondo i media spagnoli, Perez avrebbe dovuto far ritorno in patria sabato. Poi, però, l'aereo degli organizzatori del rally è stato utilizzato per soccorrere un altro concorrente rimasto vittima di un incidente. Quindi, il rientro dello spagnolo è slittato alla serata di domenica.
Perez, riferisce la stampa spagnola, era un centauro dilettante e si divideva tra la moto e il lavoro in un'azienda di prodotti chimici. Questa avrebbe dovuto essere l'ultima esperienza della sua carriera alla Dakar.
Prima del decesso di Perez, l'ultima vittima del rally era stato il 48enne francese Bruno Cauvy, navigatore del pilota Daniel Nebot, che nel 2003 perse la vita in un incidente nel corso della decima tappa tra Zilla e Sarir, in Libia.

postato da: vibyit alle ore 15:09 | Link | commenti (7)
categoria:eventi
05/01/2005

SIETE TUTTI INVITATI ALLA
II° MOTO BEFANA BENEFICA DI TORINO
CHE SI TERRA', OVVIAMENTE, IL 6/01/05.
APPUNTAMENTO ORE 13,30 IN VIA CIGNA A TORINO (DAVANTI ALLO STABILIMENTO FACIT)
CI RECHEREMO AL COTTOLENGO DOVE ORGANIZZERANNO UNA FESTA ANCORA PIU' GRANDE
DELLO SCORSO ANNO.
DURANTE L'INCONTRO SARANNO RACCOLTE LE OFFERTE DA DEVOLVERE A: PROGETTO
"ESPERANZA" - ASILO DE ANCIANOS - "BISHARA" - ECUADOR una struttura GESTITA DAI
Frati Cottolenghini
SE SEI INDECISO LASCIATI COINVOLGERE DAL RACCONTO DI CHI HA PARTECIPATO ALLA
PRIMA EDIZIONE.
Per info: Gianpino 335.429209 -
(E' gradito un cenno di conferma per dare la possibilità a chi ci accoglierà di
prevedere spazio sufficiente per tutti)

-------ricordi dalla prima Moto Befana di Torino


- Parole di Luciana
Per quanto riguarda la Befana...:
Un bacione alle due motocicliste che ho conosciuto domenica... una domenica
che mi ha insegnato tante cose...
Quel vecchietto che non voleva caramelle , non aveva i denti... non
riusciva a parlare.... il suo viso era deforme... gli occchi erano pieni di
luce... ed ha sillabato una sola parola... B A C I O .
Voleva un bacio dalla befana....
Ragazze... mi si è stretto il cuore....
quella signora che ha preso mio marito per mano.... nell'altra un pezzo di
panettone sgualcito , e su e giu per la sala... almeno tre volte... e la
suorina che gli diceva : ahhh birichina hai scelto bene eh ???
Quel vecchietto che non riusciva ad usare le mani.... e parlava con gli
occhi... ...vuoi che ti scarti il cioccolatino ?? si....
Quello che cantava a squarciagola... che ha ballato con la befana....
Fabio , arrivato da Exilles in moto... che mi ha aiutato a fare il giro con
il sacco..... Alessandra... e il cielo in una stanza..
a presto ragazze...
Nonna Luciana

- Parole di Sax
Volando col cuore e non con la scopa.
E chi l'ha detto che la befana vien di notte con le scarpe tutte rotte? La
nostra befana viaggia in Goldwing e soprattutto vola con il cuore.

È il 06/01/2004, e davvero nessuno va in moto in una giornata così fredda e
nebbiosa. Appena alzato dal letto il termometro segna -8°C e di certo non è un
buon presagio.

La mattinata trascorsa davanti al termometro scorre veloce ma la temperatura
esterna non accenna a salire, telefono a Tony e Ornella, concordiamo l'ora, e
così, alle 12.30, casco in testa, motore acceso e visiera appannata, partiamo.

Temperatura "in quel di Avigliana" meno 2. Brrrr..... Ma il proverbio recita:
"Quando il gioco si fa duro i duri incominciano a giocare" e di duri (un po' per
il freddo un po' per definizione) all'appuntamento ne troviamo parecchi.

Moto di ogni tipo e naturalmente Goldwing un po' ovunque. Alla Facit di via
Cigna sembra di essere ad un raduno di pinguini... tutti accoccolati dentro le
proprie giacche a vento ben chiuse e con i guanti infilati.

Poche parole, qualche battuta e giusto il tempo per raccogliere in un sacco i
doni che la Befana motorizzata avrebbe portato agli ospiti del Cottolengo di
Torino e si parte in fila indiana. Clacson, sirene e luci stroboscopiche (forse
troppe) accompagnano il breve tratto che ci separa dal Cottolengo ed in un lampo
eccoci arrivati.

L'aspetto che maggiormente mi ha colpito è stata l'accoglienza. Tutti sembravano
lì apposta per noi, mentre in realtà eravamo noi ad essere lì per loro.

A tutti era ben chiara la nostra funzione e dopo pochi istanti era altresì
chiara la nostra valenza. Parcheggiamo rumorosamente ed entriamo. Sono già tutti
lì, e ci guardano. Cerco di ambientarmi, e mi sento come un bambino al primo
giorno di scuola, cosa faccio? Cosa dico? Come mi comporto? E poi tutto vien da
sè.

L'armonia si instaura in un attimo non appena fanno breccia nei cuori dei
presenti le cromature delle due moto che sono entrate nella sala. Si alzano gli
anziani, che sorridendo cercano di salire sulla GW di Dinone... che visi
raggianti non appena impugnano il manubrio... che sguardi di felicità... spesso
non si vedono neppure negli occhi di chi le moto le guida.

Poi balliamo con loro o meglio loro con noi, diamo loro un po' di panettone, di
pandoro, di aranciata e la festa prende vita... si canta, si balla, si ride....
tutto il brutto della condizione in cui alcuni di loro versano passa in secondo
piano perché nel cuore non sentono più la pesantezza della solitudine, ma la
leggerezza della compagnia.... Le ore passano implacabili... sono davvero veloci
quando si sta bene insieme, e non è uno sforzo, è solo un piacere. (e loro lo
sentono).

Mi avvicino ad uno di loro, solo, in disparte, su di una sedia a rotelle... era
lì, con lo sguardo perso nelle persone che gli stavano davanti ma senza
guardarne nessuna a parte me.

È un richiamo, un grido di chi non ha voce per urlare, una supplica di
attenzione. Per questo mi avvicino... sorrido... mi accorgo subito che non ho
modo di comunicare con lui, non ci riesco... e allora prendo una bella fettona
di pandoro ed un bicchiere di aranciata e mi avvicino alle sue labbra. Lui mi
guarda, apre la bocca, ed ecco che iniziamo a comunicare. non a parole, ma il
fatto di aiutarlo a mangiare è certamente comunicazione. Sorride... mastica bene
gli ripeto (anche se non so se mi può sentire) e lui sorride. Gli porgo
dell'aranciata e lui beve. Tutti intorno a me sono quasi spariti, c'è solo la
musica, le luci dei fari delle moto, io e lui.

Mi guarda e mi dice grazie... non a parole.... ma con lo sguardo.

Mi sento fin troppo ricompensato da quel suo sguardo, non lo merito... ma forse
ne ho più bisogno io di lui. Mi dispiace di non sapere il suo nome... ma di
certo il suo sguardo mi resterà più impresso del nome stesso. Mi allontano un
po' e cerco di far ballare alcuni ospiti con facoltà di movimento... e con tutti
gli altri in brevissimo tempo parte un trenino, un trenino di sorrisi, di grasse
risate che ondeggiando d'allegria corre qua e la per la sala. C'è chi mangia,
chi ride, chi corre e chi come me, si sente rimesso a nuovo dentro. I saluti
ufficiali vengono fatti da parte dei responsabili del direttivo delle varie
associazioni (club), ed ancora una volta uno scroscio di applausi salgono dalla
sala. Sono tutti per noi? sì, è il loro modo di dire grazie. Mi guardo intorno e
vedo solo serenità... allora mi chiedo... perché ci si deve incazzare così tanto
della vita se proprio quelli che una Vita non ce l'hanno riescono ad essere così
sereni.

Usciamo e sono quasi in lascrime. Non riesco quasi più a sorridere, ma loro
continuano a bagnarmi coi loro spruzzi di gioia e mi riprendo dalla malinconia.
"Torneremo a trovarli vero" mi chiede Antonietta dall'interfono.... Certo
rispondo io e so che non sto mentendo, non posso mentire a me stesso e non posso
mentire a loro, siamo andati al Cottolengo per regalare a chi è sfortunato un
po' della nostra gioia, ma se cerco di tirar le somme ho avuto molto più di ciò
che ho portato. Certo noi abbiamo portato il panettone, le caramelle, le
aranciate, le moto, i colori, ma loro ci hanno dato una cosa che nessuno può
comprare perché non è in vendita... l'affetto, la gratitudine, la sincerità.
Partiamo da Torino per tornare a casa... come al solito insieme, noi e
Tony-Ornella; a Pianezza ci salutiamo e poi né io né Antonietta abbiamo voglia
di parlare.

Non c'è nulla di cui parlare, Quasi a voler mantenere vive negli orecchi le voci
e i rumori di questa giornata da non dimenticare.

Penso che sia giusta la formula Moto-Befana-Benefica, perché di bene ce n'è
stato davvero molto.

Io ci credo.

Sax










































































































































postato da: vibyit alle ore 15:03 | Link | commenti (4)
categoria:eventi